Il senso della vita (Bertrand Russell)

Certi vecchi sono oppressi della paura della morte. 
Nei giovani c'è una giustificazione per questo sentimento.
Un giovane che abbia motivo di temere di rimanere ucciso in battaglia sarà giustificato se sente una certa amarezza a pensare di essere stato defraudato delle migliori cose che la vita posso offrire.
Ma in un vecchio che ha conosciuto le gioie e i dolori umani e ha portato a compimento quella qualsiasi opera che era nella capacità sua di fare, la paura della morte ha in sé qualcosa di abbietto di ignobile.
Il miglior modo per superarla, almeno così mi sembra, consiste nell'allargare gradualmente i nostri interessi e renderli più impersonali, finché, un po alla volta, le mura dell'ego sì allarghino e la vostra vita venga a confondersi progressivamente con la vita universale.
Una esistenza individuale umana dovrebbe essere come un fiume: da principio, strettamente contenuto alle sue vive, e che scorre ansioso oltre i macigni del greto e giù per le cascate. Man mano il fiume si fa più largo, le rive si allontano, le acque scorrono più quiete, e, alla fine, senza alcun distacco visibile, vengono a essere mescolare col mare, e perdono senza alcuna pena la loro esistenza individuale.
L'uomo che, nella sua vecchiaia, è capace di contemplare la vita in questo modo, non soffrirà per la paura della morte, perché le cose alle quali porta interesse continueranno.
E se, con decadere della vitalità, la stanchezza dovesse crescere, il pensiero del riposo non verrà del tutto sgradito. A me piacerebbe morire trovandomi ancora al mio lavoro, sapendo che altri continueranno ciò che io non posso ormai più fare, e contento di poter pensare che è quanto era possibile è stato fatto.


La misura (Orazio)

Est modus in rebus, sunt certi denique fines,
Quod ultra citaque nequit consistere rectum


Secolo (Tacito)

Non tamen adeo virtutum sterile saeculum 
ut non et bona exempla prodidit

Cultura (Alessandro Manzoni)

Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de' più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all'ultimo, quell'opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.
In rerum natura, - diceva, - non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l'uno né l'altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all'altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo contagio, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all'altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all'altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, dànno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d'esantemi, d'antraci...?
- Tutte corbellerie, - scappò fuori una volta un tale.
- No, no, - riprese don Ferrante: - non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell'e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.
Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all'opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l'autorità d'un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l'errore di que' medici non consisteva già nell'affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell'assegnarne la cagione; allora (parlo de' primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste), allora, in vece d'orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.
- La c'è pur troppo la vera cagione, - diceva; - e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell'altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s'è sentito dire che l'influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l'influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de' corpi terreni, potesse impedir l'effetto virtuale de' corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de' cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?
His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s'attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.
E quella sua famosa libreria? È forse ancora dispersa su per i muriccioli.



 
 
  Site Map