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Come accadde che ci
ritrovammo a correre la maratona
Perchè la Maratona di New York? Per la verità l'idea
è nata per caso (si lo so, dicono tutti così...) un uggioso pomeriggio
di marzo durante una conversazione tra amici. Il 6 novembre sembrava lontano e del resto eravamo già abbastanza
in forma (così pensavamo...). Si, sono 42 chilometri, ma in fondo se ce
l'ha fatta un greco di duemila anni fa dopo una sanguinosa battaglia e
Gianni Morandi dopo Sanremo non deve essere così terribile.
Decidemmo allora, con la serena baldanza
dell'incoscienza.
Le prime avvisaglie di pericolo apparvero dopo
qualche settimana, quando provai con i primi "lunghi" (ancora non sapevo
si chiamassero così).
Al settimo kilometro avevo le gambe doloranti e quasi rantolavo.
Al nono kilometro mi fermai e cercai di fare un po' di stretching. La
schiena era rigida e le gambe non si muovevano. Mi guardavo le
gambe così malridotte e pensavo che per fare altri 33 kilometri mi
sarebbe servito un bel pò di allenamento. Capii che la cosa
era seria e decisi di affrontarla con la stessa dedizione di
Filippide. L'oracolo
di Delfi era un po' fuori mano, così andai su
Google.
Capita di trovare nuovi mondi, su Google. Quello dei
maratoneti lo è senz'altro.
Il fatto è che - anche non considerando il mondo dei professionisti -
c'è dentro di tutto, da quello che fa la Maratona in 3 ore e 1 minuto e
si deprime per non avere un tempo che comincia con "2" a quello che di
ore ce ne mette sei e festeggia con parenti e amici.
Si apprendono anche
cose
destabilizzanti: la distanza classica della Maratona di 42,195 km
non è quella tra la piana di Maratona e Atene (pare siano circa 35 km)
ma la distanza che separava il Castello di Windsor dallo Stadio di White
City, percorsa in occasione dei giochi olimpici di Londra del 1908. Che
tristezza.
Si apprendono però anche storie straordinarie, come quella di
Shizo Kanakuri,
lo spirito guida di tutti i maratoneti. L'età dei
runner va dai venti agli ottanta (non scherzo, e alcuni arrivano prima
di molti trentenni...) sesso, titolo di studio, reddito, convinzioni politiche
non contano. Allenarsi e correre la maratona accomuna persone
diversissime, fornendo un linguaggio esoterico incomprensibile ai non
iniziati ma ricco di significati per i praticanti (vi hanno mai dato del
tapascione?
Mai avuto problemi con la
bandelletta ileo-tibiale?)
Si, la corsa è meno popolare del calcio, ma il calcio fà discutere e
litigare mentre di maratona si parla tra praticanti per cui si crea una inevitabile
solidarietà. Inoltre a differenza di calcio, calcetto, tennis ecc., non c'è una
reale dimensione agonistica nella maratona al di là del migliorarsi
(certo, i paragoni si fanno, ma quasi mai contro qualcuno). Il
senso della maratona, in ultima analisi, è riuscire, non vincere.
Dopo New York
Correre la maratona di NY è esattamente
come uno se lo immagina: fantastico.
Su Internet trovate mille racconti di chi lo ha fatto. Ognuno rispecchia
la personalità di chi lo ha scritto ma in fondo, sono un po' tutti
uguali. La fa da padrona la gente, con il suo costante e variopinto
incitamento, la città stessa dove ci si trova subito a proprio agio (ci
siamo stati tante volte al cinema o in televisione). La partenza dal
ponte di Verrazzano, il Queensboro bridge, l'arrivo a Central park non
si dimenticano mai, e tutte le maratone che si corrono dopo sconteranno
questo inarrivabile paragone.
Ecco, appunto, le maratone che si corrono
dopo.
Per molti New York è la prima e ultima volta che si corrono 42
chilometri. Da un punto di vista sportivo non ha molto senso ma in
realtà non c'è niente di strano. Dopo aver scalato l'Everest tutto il
resto sembra una collina di scarso interesse.
Per altri New York diventa invece l'inizio
di una passione. Niente di strano neanche in questo.
Quella della corsa è però una passione monotona solo in apparenza. Può
prendere diverse forme, a seconda del carattere e delle possibilità.
C'è chi corre maratone regolarmente, e ne corre moltissime. Se ne ha la
possibilità gira il mondo per correre nei posti più remoti (e ce ne sono
di veramente lontani). Si può arrivare anche a 10 maratone all'anno,
qualcuno anche di più. Non l'ho mai fatto per cui non ne parlo.
Ci sono poi quelli che puntano al "tempo". Sono i seguaci delle tabelle
di allenamento, studiano i percorsi, si sfibrano di ripetute in salita
per aumentare la potenza aerobica, leggono libri e articoli sullo
smaltimento del lattato, sognano l'impresa.
Il tutto per recuperare qualche minuto. Può
sembrare esagerato ma funziona esattamente così.
Per rendercene conto basta esaminare il grafico dei tempi di arrivo
della maratona (in ascissa il tempo di arrivo, in ordinata il numero di
atleti che hanno chiuso con quel tempo).

I dati sono tratti dalle classifiche di due
maratone corse tra il 2006 e il 2007 (Milano 2007 e Padova 20006). Ho
considerato il real time, quello calcolato con il chip.
Li vedete quei picchi che danno al grafico
l'aspetto di una cattedrale gotica piuttosto che di una comune
distribuzione chi quadro? Bene, sono proprio in corrispondenza dei
traguardi convenzionali che caratterizzano i vari dan del
maratoneta: sotto le tre ore, tra tre e quattro ore con i vari passaggi
intermedi, sino alle 5 ore e più. Dopo le 4 ore e 15 minuti in effetti
la distribuzione diventa più regolare, si tratta di traguardi meno
ambiziosi e quindi meno motivanti.
L'esistenza di questi picchi è dovuta a chi si allena per correre la
maratona entro un tempo prestabilito.
Per rendere più chiaro il valore relativo
di un tempo può essere d'aiuto la seguente considerazione statistica:
Circa il 7% dei partecipanti a una maratona
come quelle di Milano o Padova (ma è piuttosto verosimile che la
distribuzione non sia diversa in tutte le maratone con un numero di
partecipanti mediamente elevato, anche se nel caso di NY probabilmente
la coda di destra è più lunga e nel caso di Boston probabilmente più
corta) chiude sotto le 3 ore e circa il 30% sotto le 3:30. Si tratta di
risultati più che buoni.
Dopo le 3:30 la concentrazione degli arrivi
aumenta rapidamente.
Entro le 3:50 arriva la metà dei maratoneti.
Entro le 4:00 chiude il 60% e il 90% sotto le 4:50
A questo punto gli arrivi cominciano a
diradarsi.
Per arrivare al 97% dobbiamo aspettare le 5:30.
Dopo 6 ore hanno terminato il 99% degli
atleti (uso il termine in tutto il suo significato: correre per 6 ore è
un'impresa tutt'altro che disprezzabile).
A quel punto la maggior parte delle maratone chiude i battenti.
La maratona di New York presenta un andamento simile, anche se con
valori diversi dovuti verosimilmente alla maggior presenza di corridori
e in particolare di corridori "lenti" attratti dalla mancanza di un
tempo limite selettivo (oltre che da New York, ovviamente).

I tempi sono quelli reali (a New
York considerano solo quelli, correttamente), ossia quelli calcolati con
il chip.
A New York circa l'11% dei partecipanti
chiude sotto le 3:30 e poco più del 2% sotto le 3:00.
La metà dei maratoneti arriva poco prima delle 4:25.
Il 90% dei finisher chiude sotto le 5:40, un risultato dignitoso ma
che probabilmente non invoglia a ripetere l'esperienza!
Maratona ed età
Uno dei tanti aspetti positivi della maratona (e della corsa
di resistenza in genere) è che la si può praticare negli anni senza
sostanziali deterioramenti delle prestazioni. Questo naturalmente in
media e trascurando gli atleti interessati a prestazioni di valore
assoluto (i professionisti insomma).
Per dimostrarlo basta prendere i risultati
dell'ultima maratona di New York (tanto per cambiare) e calcolare i
tempi medi di arrivo per ogni età (espressa in anni).

La linea rossa è una interpolazione che
indica la tendenza.
In pratica non ci sono significative variazioni nelle prestazioni tra i
30 e i 50 anni, e anche dopo il decadimento è molto graduale (tra un
trentenne e un sessantenne sembra esserci meno di mezzora di
distacco).
Dopo i 70 anni il grafico sale più rapidamente e diventa instabile (non sono tanti gli atleti
di quella fascia di età per cui i dati variano più facilmente) ma la
tendenza è chiara.
Interessante anche il risultato poco brillante degli atleti sotto i
trent'anni: la Maratona non è roba da giovincelli!
Sempre con riferimento all'età dei
partecipanti vale la pena di dare una occhiata al seguente grafico che
esprime il numero di runner in funzione dell'età:

I picchi di partecipanti in corrispondenza del quarantesimo,
cinquantesimo e sessantesimo compleanno indicano come la partecipazione
alla maratona di New York sia una sfida personale e non solo l'atto
conclusivo di una preparazione atletica.
Un ultimo dato: solo l'1% dei partecipanti dichiara all'iscrizione di
appartenere a una società sportiva.
La maratona si corre da soli. |