La Maratona di New York
6 novembre 2005
5 novembre 2006

 

Come accadde che ci ritrovammo a correre la maratona
Perchè la Maratona di New York? Per la verità l'idea è nata per caso (si lo so, dicono tutti così...) un uggioso pomeriggio di marzo durante una conversazione tra amici. Il 6 novembre sembrava lontano e del resto eravamo già abbastanza in forma (così pensavamo...). Si, sono 42 chilometri, ma in fondo se ce l'ha fatta un greco di duemila anni fa dopo una sanguinosa battaglia e Gianni Morandi dopo Sanremo non deve essere così terribile.

Decidemmo allora, con la serena baldanza dell'incoscienza.

Le prime avvisaglie di pericolo apparvero dopo qualche settimana, quando provai con i primi "lunghi" (ancora non sapevo si chiamassero così). 
Al settimo kilometro avevo le gambe doloranti e quasi rantolavo.
Al nono kilometro mi fermai e cercai di fare un po' di stretching. La schiena era rigida e le gambe non si muovevano.  Mi guardavo le gambe così malridotte e pensavo che per fare altri 33 kilometri  mi sarebbe servito un bel pò di allenamento. Capii che la cosa era seria e decisi di affrontarla con la stessa dedizione di Filippide. L'oracolo di Delfi era un po' fuori mano, così andai su Google.

Capita di trovare nuovi mondi, su Google. Quello dei maratoneti lo è senz'altro.
Il fatto è che - anche non considerando il mondo dei professionisti - c'è dentro di tutto, da quello che fa la Maratona in 3 ore e 1 minuto e si deprime per non avere un tempo che comincia con "2" a quello che di ore ce ne mette sei e festeggia con parenti e amici.
Si apprendono anche cose destabilizzanti: la distanza classica della Maratona di 42,195 km non è quella tra la piana di Maratona e Atene (pare siano circa 35 km) ma la distanza che separava il Castello di Windsor dallo Stadio di White City, percorsa in occasione dei giochi olimpici di Londra del 1908. Che tristezza.
Si apprendono però anche storie straordinarie, come quella di Shizo Kanakuri, lo spirito guida di tutti i maratoneti.

L'età dei runner va dai venti agli ottanta (non scherzo, e alcuni arrivano prima di molti trentenni...) sesso, titolo di studio, reddito, convinzioni politiche non contano.  Allenarsi e correre la maratona accomuna persone diversissime, fornendo un linguaggio esoterico incomprensibile ai non iniziati ma ricco di significati per i praticanti (vi hanno mai dato del tapascione? Mai avuto problemi con la bandelletta ileo-tibiale?)

Si, la corsa è meno popolare del calcio, ma il calcio fà discutere e litigare mentre di maratona si parla tra praticanti per cui si crea una inevitabile solidarietà. Inoltre a differenza di calcio, calcetto, tennis ecc., non c'è una reale dimensione agonistica nella maratona al di là del migliorarsi (certo, i paragoni si fanno, ma quasi mai contro qualcuno). Il senso della maratona, in ultima analisi, è riuscire, non vincere.


Dopo New York

Correre la maratona di NY è esattamente come uno se lo immagina: fantastico.
Su Internet trovate mille racconti di chi lo ha fatto. Ognuno rispecchia la personalità di chi lo ha scritto ma in fondo, sono un po' tutti uguali. La fa da padrona la gente, con il suo costante e variopinto incitamento, la città stessa dove ci si trova subito a proprio agio (ci siamo stati tante volte al cinema o in televisione). La partenza dal ponte di Verrazzano, il Queensboro bridge, l'arrivo a Central park non si dimenticano mai, e tutte le maratone che si corrono dopo sconteranno questo inarrivabile paragone.

Ecco, appunto, le maratone che si corrono dopo.
Per molti New York è la prima e ultima volta che si corrono 42 chilometri. Da un punto di vista sportivo non ha molto senso ma in realtà non c'è niente di strano. Dopo aver scalato l'Everest tutto il resto sembra una collina di scarso interesse.

Per altri New York diventa invece l'inizio di una passione. Niente di strano neanche in questo: si può ritrovare l?Everest anche nella collina vicino casa.
Quella della corsa è però una passione monotona solo in apparenza. Può prendere diverse forme, a seconda del carattere e delle possibilità.

C'è chi corre maratone regolarmente, e ne corre moltissime. Se ne ha la possibilità gira il mondo per correre nei posti più remoti (e ce ne sono di veramente lontani). Si può arrivare anche a 10 maratone all'anno, qualcuno anche di più. Non l'ho mai fatto per cui non ne parlo.
Ci sono poi quelli che puntano al "tempo". Sono i seguaci delle tabelle di allenamento, studiano i percorsi, si sfibrano di ripetute in salita per aumentare la potenza aerobica, leggono libri e  articoli sullo smaltimento del lattato, sognano l'impresa.

Il tutto per recuperare qualche minuto. Può sembrare esagerato ma funziona esattamente così.
Per rendercene conto basta esaminare il grafico dei tempi di arrivo della maratona (in ascissa il tempo di arrivo, in ordinata il numero di atleti che hanno chiuso con quel tempo).

I dati sono tratti dalle classifiche di due maratone corse tra il 2006 e il 2007 (Milano 2007 e Padova 2006). Ho considerato il real time, quello calcolato con il chip.

Li vedete quei picchi che danno al grafico l'aspetto di una cattedrale gotica piuttosto che di una comune distribuzione chi quadro? Bene, sono proprio in corrispondenza dei traguardi - convenzionali - che caratterizzano i vari dan del maratoneta: sotto le tre ore, tra tre e quattro ore, con i vari passaggi intermedi, sino alle 5 ore e più. Dopo le 4 ore e 15 minuti in effetti la distribuzione diventa più regolare, si tratta di traguardi meno ambiziosi e quindi meno motivanti.
L'esistenza di questi picchi è dovuta a chi si allena per correre la maratona entro un tempo prestabilito.

Per rendere più chiaro il valore relativo di un tempo può essere d'aiuto la seguente considerazione statistica:

Circa il 7% dei partecipanti a una maratona come quelle di Milano o Padova (ma è piuttosto verosimile che la distribuzione non sia diversa in tutte le maratone con un numero di partecipanti mediamente elevato, anche se nel caso di NY probabilmente la coda di destra è più lunga e nel caso di Boston probabilmente più corta) chiude sotto le 3 ore e circa il 30% sotto le 3:30. Si tratta di risultati più che buoni.

Dopo le 3:30 la concentrazione degli arrivi aumenta rapidamente.
Entro le 3:50 arriva la metà dei maratoneti.
Entro le 4:00 chiude il 60% e il 90% sotto le 4:50

A questo punto gli arrivi cominciano a diradarsi.
Per arrivare al 97% dobbiamo aspettare le 5:30.

Dopo 6 ore hanno terminato il 99% degli atleti (uso il termine in tutto il suo significato: correre per 6 ore è un'impresa tutt'altro che disprezzabile).
A quel punto la maggior parte delle maratone chiude i battenti.

La maratona di New York presenta un andamento simile, anche se con valori diversi dovuti verosimilmente alla maggior presenza di corridori e in particolare di corridori "lenti" attratti dalla mancanza di un tempo limite selettivo (oltre che da New York, ovviamente).

I tempi sono quelli reali (a New York considerano solo quelli, correttamente), ossia quelli calcolati con il chip.
A New York circa l'11% dei partecipanti chiude sotto le 3:30 e poco più del 2% sotto le 3:00.
La metà dei maratoneti arriva poco prima delle 4:25.
Il 90% dei finisher chiude sotto le 5:40, un risultato dignitoso ma che probabilmente non invoglia a ripetere l'esperienza!

 

Maratona ed età
Uno dei tanti aspetti positivi della maratona (e della corsa di resistenza in genere) è che la si può praticare negli anni senza sostanziali deterioramenti delle prestazioni. Questo naturalmente in media e trascurando gli atleti interessati a prestazioni di valore assoluto (i professionisti insomma).
Per dimostrarlo basta prendere i risultati dell'ultima maratona di New York (tanto per cambiare) e calcolare i tempi medi di arrivo per ogni età (espressa in anni).
 

La linea rossa è una interpolazione che indica la tendenza.
In pratica non ci sono significative variazioni nelle prestazioni tra i 30 e i 50 anni, e anche dopo il decadimento è molto graduale (tra un trentenne e un sessantenne sembra esserci  meno di mezzora di distacco).
Dopo i 70 anni il grafico sale più rapidamente e diventa instabile (non sono tanti gli atleti di quella fascia di età per cui i dati variano più facilmente) ma la tendenza è chiara.
Interessante anche il risultato poco brillante degli atleti sotto i trent'anni: la Maratona non è roba da giovincelli!

Sempre con riferimento all'età dei partecipanti vale la pena di dare una occhiata al seguente grafico che esprime il numero di runner in funzione dell'età:

I picchi di partecipanti in corrispondenza del quarantesimo, cinquantesimo e sessantesimo compleanno indicano come la partecipazione alla maratona di New York sia una sfida personale e non solo l'atto conclusivo di una preparazione atletica.

Un ultimo dato: solo l'1% dei partecipanti dichiara all'iscrizione di appartenere a una società sportiva.
La maratona si corre da soli.

 

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